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Ammortamento: non si applica al terreno destinato ad autolavaggio

L’Agenzia delle Entrate ricorre in Cassazione contro la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano. Quest’ultima aveva accolto l’istanza di una s.r.l. a cui l’AE aveva imposto di riprendere a tassazione i costi di ammortamento di un terreno destinato ad autolavaggio.

 

La suprema Corte, con la sentenza n.22932 del 26 settembre 2018, accoglie il ricorso con la seguente motivazione: “secondo l’indirizzo giurisprudenziale consolidato in tema di determinazione del reddito d’impresa, i terreni edificabili, non essendo soggetti a logorio fisico ed economico né ad usura, non rientrano nella nozione fiscale di beni ammortizzabili (Cassazione – sez. V, n. 9068, del 6 maggio 2015)”.

A nulla è valso l’argomento della s.r.l. la quale faceva notare come l’ammortamento del terreno fosse iniziato prima del 4 luglio 2006, decorrenza del D.L. n. 223/2006 che all’art. 36, comma 7, introduce la ammortizzabilità del deperimento economico dei terreni.

 

Nel caso di specie, il terreno destinato allo svolgimento dell’attività di autolavaggio, non presenta una vita utile limitata nel tempo. Deve pertanto, ritenersi che non possa essere oggetto di ammortamento.

 

Per quanto riguarda i principi contabili, analogamente, l’OIC 16, indica: ”Tutti i cespiti sono ammortizzati tranne i cespiti la cui utilità non si esaurisce, come i terreni e le opere d’arte. […] Se il valore dei fabbricati incorpora anche quello dei terreni sui quali insistono, il valore del fabbricato va scorporato, anche in base a stime, per determinarne il corretto ammortamento. I terreni non sono oggetto di ammortamento salvo nei casi in cui essi abbiano un’utilità destinata ad esaurirsi nel tempo come nel caso delle cave e dei siti utilizzati per le discariche.

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