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Consolidato, azioni proprie fuori dal rapporto partecipativo

Ai fini dell'individuazione del requisito della partecipazione al capitale sociale e alla partecipazione all'utile, nell'ambito delle azioni prive del diritto di voto esercitabile nell'assemblea ordinaria della controllata, da escludere dal numeratore e dal denominatore nel calcolo del rapporto partecipativo, rientrano anche le azioni proprie possedute dalla controllata o da società a loro volta controllate da quest'ultima. È quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la Risposta ad interpello n. 20 pubblicata ieri.

 

Il caso

L’istante, una holding quotata alla Borsa di Milano che svolge funzioni di direzione e coordinamento di tutte le società controllate, ha optato con la maggior parte delle società appartenenti al Gruppo, in qualità di consolidante, per il regime di tassazione di gruppo (artt. 117-119 T.U.I.R.). A seguito di una cessione infragruppo, con cui è stato concentrato in una società del gruppo (BETA) il possesso di alcune società controllate, sorge l’esigenza di verificare il mantenimento del requisito del controllo da parte dell’istante con particolare riferimento a una controllata: trattandosi di partecipazioni non totalitarie occorre conseguentemente monitorare l'effetto demoltiplicativo derivante dall'allungamento della catena partecipativa che si sviluppa nel controllo di "primo livello" su BETA , di "secondo livello" che BETA ha sulle proprie controllate fino al controllo di "terzo livello". Da qui il quesito dell’istante alle Entrate: tra le azioni prive del diritto di voto, che vanno escluse dal numeratore e dal denominatore nel calcolo del rapporto partecipativo di cui all’art. 120 T.U.I.R., vanno ricomprese anche le azioni proprie possedute dalla controllata o da società a loro volta controllate da quest'ultima?

 

La Risposta delle Entrate

Confermando la soluzione proposta dall’istante - di considerare le "azioni proprie" nella previsione di esclusione di cui al menzionato art. 120, comma 1, lettere a) e b), del T.U.I.R. -  le Entrate ritengono che le azioni proprie “al pari delle azioni prive del diritto di voto, non vanno incluse né nel denominatore né nel numeratore del rapporto partecipativo di cui all'art. 120 del T.U.I.R. (sia con riferimento al rapporto di cui alla lettera a) che alla lettera b) del comma 1 di detta disposizione normativa). Ciò sempre che le disposizioni civilistiche consentano al socio di controllo di esercitare nell'assemblea ordinaria della società partecipata la propria capacità di indirizzo e influenza”. Lo stesso ragionamento viene applicato dalle Entrate anche con riferimento alle azioni della controllante possedute dalle controllate “in merito alle azioni detenute da società controllate nella controllante l'art. 2359-bis, comma 5, del codice civile prevede che "la società controllata da altra società non può esercitare il diritto di voto nelle assemblee di questa". Dal momento che, anche in questa fattispecie, la capacità di voto delle azioni possedute dalle controllate nella controllante è sospesa e non attribuita ad alcuno dei soci, le stesse non vanno incluse né nel denominatore né nel numeratore del rapporto partecipativo di cui all'art. 120 del T.U.I.R. (sia con riferimento al rapporto di cui alla lettera a) che alla lettera b) del comma 1 di detta disposizione normativa).”.

 

(da Fiscopiù)

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