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Niente espropriazione delle quote sociali finché dura la società

25 Luglio 2017 | Crediti

Non è possibile espropriare le quote delle società di persone, finché dura la società. Lo ha ricordato la Corte di Cassazione, con la sentenza depositata dalla VI Sezione Penale il 24 luglio 2017 n. 36760.

 Nel caso preso in esame, un contribuente era stato condannato in merito alla mancata dichiarazione di cose o crediti pignorabili, contestandogli l’omessa dichiarazione della titolarità di una quota, quale socio accomodante, di una società in accomandita semplice. E però, come recita l’art. 2315 del c.c., il creditore particolare del socio non può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore finché dura la società.

 Gli Ermellini del Palazzaccio hanno ricordato che “le quote delle società di persone non possono … quantomeno in linea di principio, essere espropriate finché dura la società a beneficio dei creditori particolari dei soci … il principio non è enunciato espressamente in alcuna disposizione di legge, ma si desume con sicurezza dalla disciplina complessiva delle società personali, tradizionalmente ispirata all’esigenza che i rapporti tra i soci siano caratterizzati da un elemento fiduciario il quale implica che, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, la partecipazione sociale può essere trasferita solo con il consenso di tutti i soci, ovvero di quelli che rappresentano la maggioranza del capitale sociale (artt. 225222842322 c.c.)”. Per tali motivi, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente.

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