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Revisori degli Enti Locali: il terzo mandato è inammissibile

Il TAR della Puglia si pronuncia sul ricorso di un revisore dei conti che richiede l’annullamento del provvedimento con il quale il Direttore della Ripartizione Segreteria Generale del Comune di Bari ha ribadito l’inconferibilità dell’incarico, per il triennio 2018-2020, sulla base dell’art. 235 del D.Lgs. n. 267/2000, “in linea con la ratio della norma stessa, volta a garantire il ricambio dei soggetti, in aderenza ai principi di trasparenza e buon andamento, sanciti dall’art. 97 della Costituzione”. Infatti, il ricorrente aveva già ricoperto il mandato per due trienni consecutivi, dal 1999 al 2002 e, successivamente, dal 2002 al 2005.

 

Questi gli argomenti del ricorrente: “la novella legislativa introdotta dall’art.16, comma 25 del D.L n. 138 del 2011, ha reso la scelta dei candidati del tutto casuale, sottraendola a qualsiasi forma di ingerenza, così facendo venir meno le esigenze di cautela collegate al rispetto degli equiordinati principi di trasparenza e buon andamento”.

 

Sebbene il TAR convenga con il ricorrente che “la scelta di nominare i componenti del collegio dei revisori tramite sorteggio sia potenzialmente suscettibile di erodere la ratio sottesa al divieto di cui si tratta”, tuttavia ribadisce che, poiché tale divieto resta circoscritto all’ente presso il quale sono stati eseguiti due mandati, non ravvisa “la lamentata violazione del principio di proporzionalità” propendendo così, per una interpretazione letterale della norma che stabilisce: “non possono svolgere l’incarico per più di due volte nello stesso ente”.

 

Inoltre, il TAR sentenzia che il divieto di terzo mandato è assoluto e non relativo a mandati consecutivi, argomentando a contrario che, “laddove il legislatore ha inteso apporre un divieto di terzo mandato in ipotesi di consecutività, lo ha fatto in maniera esplicita, come nella fattispecie delineata dall’art 51 del D. Lgs. n. 267/2000 per l’elezione del sindaco negli enti locali”.

 

Per questi motivi il TAR respinge il ricorso.

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