Focus

L’EBITDA adjusted e gli altri indicatori finanziari Non-GAAP

Sommario

Premessa | Cosa esprime l’EBITDA | Le misure adjusted | Le posizioni di alcune autorità in tema di indicatori alternativi di performance: E.S.M.A. ed I.A.S.B. | E.S.M.A. | I.A.S.B. | Indicatori alternativi di performance: GAAP e Non-GAAP | Conclusioni |

Premessa

L’EBITDA, acronimo di Earnings Before Interest, Tax, Depreciation and Amortization, è un indicatore alternativo di

performance presente nelle relazioni annuali e semestrali di società quotate e non.

Nella prassi professionale ad esso si affianca quello adjusted che, seppur non previsto dagli standard contabili internazionali IAS/IFRS, ha avuto una forte diffusione negli ultimi anni; infatti, la Securities and Exchange Commission (S.E.C.), nel corso del 1973 ha emanato la Release n. 142 con la quale ha posto l’accento sulla crescente diffusione dei parametri Non-GAAP che integrano i dati di bilancio delle aziende quotate statunitensi.

Gli indicatori alternativi di performance (di seguito IAP), accanto a quelli finanziari previsti dagli IAS/IFRS, permettono di effettuare una migliore valutazione dell’andamento della gestione economica, della situazione patrimoniale e finanziaria delle imprese.

 

Per una loro corretta interpretazione si sottolinea che:

1)     tali indicatori sono costruiti partendo da dati storici, e non indicativi dell’andamento futuro dell’imprese;

2)     nonostante sono derivati dai bilanci consolidati, essi non sono soggetti a revisione contabile;

3)     non devono essere considerati sostitutivi degli indicatori previsti dai principi contabili di riferimento;

4)     la loro lettura, ed interpretazione deve essere effettuata unitamente alle informazioni finanziarie tratte dal bilancio consolidato.

Non devono essere concepiti come sostitutivi di quelli convenzionali – in quanto ad essi complementari – vengono presentati sia nei documenti infra-annuali  (relazione al bilancio al 30 giugno e resoconti intermedi di gestione datati 31 marzo e 30 settembre di ciascun anno), sia in quelli di fine esercizio al 31 dicembre.

Gli IAP comprendono misure di natura patrimoniale, economica e finanziaria attraverso il calcolo di margini intermedi come ad esempio l’EBITDA, la Posizione Finanziaria Netta, od il rapporto Debito/Patrimonio netto.

Cosa esprime l’EBITDA

L’EBITDA è un margine reddituale che consente di misurare l’utile di un’impresa prima degli interessi, delle imposte, delle componenti straordinarie, delle svalutazioni e degli ammortamenti.

Per la determinazione è necessario riclassificare il prospetto di Conto economico secondo la modalità a valore aggiunto.

Nella Tavola 1. è riportato lo schema dei Profitti e perdite secondo la modalità sopracitata, con evidenza dell’EBITDA.

 

Tavola 1. - Conto economico a valore aggiunto con evidenza dell’EBITDA

 

Esprime il reale risultato del business aziendale, ed è un indicatore di redditività della gestione caratteristica, in quanto permette di analizzare la marginalità, eliminando gli effetti derivanti dalla volatilità originata da elementi economici non ricorrenti od estranei alla gestione ordinaria.

L’EBITDA può assumere differenti sfaccettature ed è influenzato dai seguenti elementi:

  1. acquisti di materie e servizi;
  2. costi del personale;
  3. proventi;
  4. costi operativi.

Generalmente è utilizzato, come final target, sia per presentazioni interne – quali i business plan –  sia per quelle esterne da parte di analisti ed investitori.

Presenta anche dei limiti, in quanto:

  • esclude gli oneri finanziari: tale assenza è rilevante nell’ipotesi in cui un’impresa abbia ottenuto finanziamenti dagli istituti di credito; gli interessi passivi sono infatti una variabile che consente di definire i costi e la capacità di generare profitti ed i free cash flow;
  • non dà rilevanza all’imposte sul reddito: a prescindere dalla tipologia, dal settore e dalla dimensione dell’impresa tale voce è presente in ogni bilancio e rappresentano un costo;
  • esclude gli ammortamenti: che sono costi non monetari (c.d. non monetary expensive), legati all’obsolescenza degli assets iscritti in bilancio; sono spalmati su più anni in ragione della durata economica del bene in oggetto. Supponendo che l’impresa disponga di attività immobilizzate – si pensi ad una società operante nell’impiantistica del settore Oil & Gas – le quote di costo degli ammortamenti costituiscono un elemento cardine per la definizione di costi e profitti;
  • non dà rilevanza alle uscite di cassa ed al fabbisogno di capitali: queste operazioni hanno impatto su investimenti futuri da intendersi come impegni contrattuali od in conto capitale;
  • esclude le variazioni legate all’esigenze ed ai fabbisogni di capitale;
  • non considera la ricorrenza degli effetti: non analizza gli effetti di elementi ricorrenti e non ricorrenti;
  • viene influenzato da misure contabili: a differenza dei ricavi, l’ Earnings before interest, tax, depreciation and amortization, anche se meno degli utili.

Al fine di superare queste limitazioni le imprese tendono ad utilizzarlo come banchmark ed essendo inserito all’interno della relazione sulla gestione, consente di migliorare la trasparenza a livello finanziario, perché se esplicitato – cioè commentato e non esposto semplicemente come dato – evidenzia gli elementi che lo hanno determinato.

Un altro limite è di carattere interpretativo, in quanto l’EBITDA è spesso concepito come un indicatore in grado di esprimere l’effettiva capacità dell’azienda di produrre flussi di cassa, ed è soggetto ad errori di misurazione legati alla sua eccessiva discrezionalità.

Per ovviare a questo problema, si potrebbe standardizzare, ma ciò comporterebbe un impatto negativo sulla sua utilità all’interno della comunicazione economico-finanziaria dell’azienda.

 

Le misure adjusted

Nelle relazioni finanziarie periodiche e di fine esercizio, accanto al margine c.d. “puro”, è presente anche quello adjusted; entrambi si caratterizzano per non trovare disciplina nel corpus dei principi contabili internazionali.

La versione adjusted si ottiene escludendo le voci di natura straordinaria, cioè quelle che non si verificano di frequente, come svalutazioni, riduzioni di valore, ma anche ricavi eccezionali conseguiti in un particolare esercizio e che difficilmente si verificheranno in futuro.

I dati adjusted sono presentati allo scopo di consentire agli analisti finanziari e alle agenzie di rating di effettuare ulteriori valutazioni in merito alla situazione economica e finanziaria secondo le modalità di rappresentazione dagli stessi usualmente adottate.

Considerando l’EBITDA adjusted esso evidenzia l’utile o la perdita che l’impresa avrebbe conseguito in assenza di elementi non ricorrenti e straordinari, facilitando l’analisi dell’andamento dell’attività ed assicurando una migliore comparabilità dei risultati nel tempo.

Può essere calcolato annualmente, ma è più opportuno estendere l’analisi su più anni (ad esempio in un range di tre e/o cinque esercizi) per tenere conto di anomalie ed adottare eventuali variazioni.

La diffusione delle misure adjusted è dovuta principalmente:

  1. all’utilità per il management aziendale;
  2. all’utilità per gli investitori di poter analizzare le performance operative di gruppi nazionali ed internazionali;

al fine di fornire un’ulteriore visione dei risultati, la quale non tiene conto degli elementi non ricorrenti alla nomale attività operativa.

L'EBITDA adjusted si focalizza sui guadagni "top line", consentendo di normalizzare i redditi, standardizzare il flusso di cassa ed eliminare eventuali anomalie, rendendo più facile confrontare le attività.

La sua specificità risiede nel fatto di considerare ad esempio oneri e proventi che non ricorrono così di frequente, come ad esempio gli accantonamenti per contenziosi, mentre sono escluse le seguenti poste:

  • le spese non operative (come i costi, associati alle attività cessate);
  • i costi di transazione relativi alle acquisizioni di imprese;
  • le variazioni del fair value degli strumenti di debito e di capitale;
  • le spese legali e di regolamento e altre spese che si riferiscono alle attività di finanziamento e di investimento.

Le posizioni di alcune autorità in tema di indicatori alternativi di performance: E.S.M.A. ed I.A.S.B.

In relazione alla presentazione di indicatori Non-GAAP, alcune autorità hanno prodotto dei documenti in materia.

Nel presente lavoro, si analizzano le posizione dell’E.S.M.A. (European Security and Markets Authority), dello I.A.S.B. (International Accounting Standards Boards).

 

E.S.M.A.

Con il Documento E.S.M.A. 2014/1415 – Indicatori alternativi di performance, l’Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati definisce uno IAP “un indicatore finanziario di performance finanziaria, posizione finanziaria o flussi di cassa storici o futuri, diverso da un indicatore finanziario definito o specificato nella disciplina applicabile sull’informativa finanziaria.”

L’anno scorso è intervenuta ulteriormente con l’emissione del Documento European common enforcement priorities for 2017 IFRS financial statements del 27 ottobre 2017,  nel ha confermato i propri orientamenti  espressi in materia, indicando la necessità che l’informativa fornita dagli IAP sia equilibrata, non preponderante, identificata con chiarezza come informativa non Gaap, caratterizzata da un’appropriata descrizione della sua finalità informativa, riconciliata con quella Gaap e costruita in maniera omogenea nel corso del tempo.

 

I.A.S.B.

Lo I.A.S.B. ha intrapreso, nel corso del 2013, il progetto Disclosure Initiative dal quale si sono sviluppate tre aree di ricerca:

  • Disclosure Initiative – Amendments to IAS 1 che è stato completato nel mese di dicembre 2014 con la pubblicazione di modifiche allo IAS 1 – Presentation of Financial Statements;
  • Primary Financial Statements è un progetto che ha origine nel corso del 2016, avente lo scopo di rivisitare il prospetto di Conto economico ed esplicitare gli IAP intermedi;
  • Disclosure Initiative – Principle of Disclosure, con la pubblicazione di un Discussion Paper nel corso del mese di marzo 2017.

Quest’ultimo è particolarmente rilevante, in quanto in esso lo I.A.S.B. stabilisce che, se sono presenti questi indicatori, vanno comunicati garantendo un’identica o superiore rilevanza rispetto alle grandezze ufficiali di bilancio e devono essere riconciliabili con le grandezze aventi natura IFRS.

Inoltre, la loro presentazione deve essere chiara, per comprendere la natura di valori interni al bilancio.

Indicatori alternativi di performance: GAAP e Non-GAAP

Nel corpus degli IAS/IFRS i riferimenti ad indicatori e subtotali utilizzati per misurare le performance aziendali sono collocati all’interno dei seguenti principi contabili:

a)     IAS 1 - Presentation of Financial Statements;

b)   IAS 33 - Earnings per Share.

Con riferimento al punto a) lo standard contabile stabilisce le regole di base per la presentazione del bilancio, le componenti del bilancio ed i requisiti minimi per l’illustrazione dei prospetti.

Si applica a tutte le tipologie di entità, ivi comprese le banche e le imprese di assicurazione, ed è possibile applicarlo sia al bilancio d’esercizio di una singola entità, sia al bilancio consolidato di un gruppo. Per i prospetti infra-annuali è fatto divieto di utilizzo, in quanto si deve fare riferimento allo IAS 34 - Interim Financial Reporting.

L’Earning per Share disciplinato dall’omonimo IAS è noto anche come utile per azioni, (o con l’acronimo anglosassone di E.P.S.); è un parametro molto utilizzato dagli ana-listi finanziari, dagli investitori e da altri stakeholder per valutare la remunerazione dell’impresa ed il valore delle sue azioni; rappresenta una misura di utile netto espresso in termini monetari, con riferimento a ciascuna azione; è detto anche utile per azione.

Lo standard contabile non presenta restrizioni nell’applicazione; infatti, i destinatari possono essere società sia con azioni quotate, sia quelle potenzialmente quotate (quest’ultime sono quelle per le quali è in corso una procedura per l’ammissione alla quotazione, sia quelle aventi titoli quotati convertibili in azioni).

Lo IAS 33 - Earnings per Share richiede la pubblicazione di due dati fondamentali: gli utili per azione base e gli utili per azione diluiti. Questi ultimi si fondano sul presupposto che tutte le azioni ordinarie potenziali vengano convertite in azioni ordinarie.

Come sopracitato questo indicatore è calcolato sulle c.d. ordinary shares, ed è presentato in due varianti:

1)         l’utile per azione basic;

2)         l’utile per azione diluted.

Lo IAS 33 - Earnings per Share statuisce l’obbligo di presentazione dell’indice  alle imprese le cui azioni ordinarie od ordinarie “potenziali” (ad esempio obbligazioni convertibili e azioni privilegiate) sono quotate nei mercati regolamentati.

Per determinare la variante di cui al punto 1) è necessario dividere gli utili o le perdi-te netti  (attribuibile agli azionisti della capogruppo) per la media ponderata delle azioni ordinarie in circolazione nell’esercizio, comprendendo le variazioni connesse ai diritti ed ai privilegi in circolazione.

Al contrario, per ottenere l’E.P.S. diluted l’utile o la perdita di esercizio e la media ponderata delle azioni in circolazione, sono rettificati per tener conto della conversione in azioni ordinarie delle azioni ordinarie potenziali; ad esempio i possessori di obbligazioni convertibili e stock options possono esercitare i loro diritti a convertire e di-ventare titolari di ordinary shares .

Il calcolo dell’utile per azione degli esercizi precedenti (sia base, sia diluito) deve esse-re rettificato per tutti gli esercizi presentati, per tener conto dell’effetto di capitalizza-zioni, di emissioni di azioni gratuite o frazionamenti azionari.

Questa versione dell’EPS è caldamente consigliata per le imprese con strutture di capitale complesse ed esprime in modo prospettico la misura dell’utile per azione.

L’E.P.S. diluted può a sua volta essere calcolato secondo due modalità, in base all'ipotesi adottate per l'esercizio della facoltà di conversione:

  • primary E.P.S. caratterizzato da un'ipotesi restrittiva riguardo all'esercizio di conversione e dei diritti di opzione;
  • fully diluted E.P.S. viene computato in base all'esercizio ipotizzato di tutti i diritti di opzione e conversione; questa formula costituisce la massima diluizione possibile dell’indice.

La Tavola 2. evidenzia le modalità di calcolo dell’E.P.S. basic e diluted, mentre nella Tavola 3. è riportato un esempio di calcolo di Earnings per Share basic.

 

 

Tavola 3. – Esempio di calcolo dell’Earnings per Share basic

 

 

 

Si annovera che il principio contabile considera anche le azioni gratuite (od i frazionamenti di azioni) emesse dopo la chiusura dell’esercizio. Per tanto, gli utili per azione base e diluiti, presentati per l’esercizio in corso e come dati comparativi per gli esercizi precedenti, devono considerare il numero di azioni risultante dalle distribuzioni gratuite e frazionamenti.

Con riferimento all’utile per azione, l’E.S.M.A (ripresa da CONSOB nella comunicazione n. 0031948 del 10 marzo 2017 pone l’accento sul calcolo e sulla relativa esposizione. Ai paragrafi 66 e 70, lo IAS 33 - Earnings per Share statuisce che l’emittente:

  • è tenuto ad esporre con identico rilievo, all’interno del Conto economico complessivo, l’utile base e quello diluito per azione; e
  • fornisca dettagli in merito al calcolo del suddetto indicatore.

 

Nella Tavola 4. sono riportati i paragrafi del principio contabile internazionale sopracitato.

 

 

Uno dei financial indicator maggiormente diffusi è la Posizione Finanziaria Netta (nota anche con l’acronimo di P.F.N.), definita come la differenza tra il totale dei debiti finanziari (prescindendo dalla loro data di scadenza; si sommano sia quelli a breve, sia quelli oltre i 12 mesi) e le attività liquide (cassa, conti correnti attivi, titoli negoziabili e crediti aventi natura finanziaria).

Esprime l’ammontare dei debiti finanziari al netto delle attività che potrebbero essere liquidate ed utilizzate immediatamente per il rimborso.

Fornisce una misura della quota di debito per la quale non è possibile effettuare una copertura immediata.

Può essere intesa come variabile che consente di appurare l’effettiva esposizione debitoria di un’impresa in dato istante .

Nella Tavola 5. viene riprodotto, in maniera sintetica, il calcolo.

 

Tavola 5. – Metodologia di calcolo della Posizione Finanziaria Netta

 

 

 

 

 

Conclusioni

Gli indicatori alternativi di performance sono al centro dell’attenzione ormai da quasi vent’anni, ed in diverse occasioni ci sono stati dei dibattiti da parte delle principali autorità di vigilanza, sia nazionali sia internazionali

Non essendo espressamente disciplinati dagli IAS/IFRS sono caratterizzati da una forte discrezionalità, e non sono sempre di facile analisi, per tanto devono essere interpretati tenendo presente la realtà in cui sono calcolati (azienda, dimensioni di essa e settore di mercato).

Nella loro determinazione è lasciata ampia liberta agli amministratori; ciò comporta una ridotta comparabilità, sia a livello di spazio sia a livello temporale, rendendo più onerosi i processi di enforcement ed ogni tentativo di revisione interna ed esterna.

Questi margini economici sono spesso depurati da voci descritte come “inusuali” e “non ricorrenti” con il solo fine di raggiungere target di risultati predefiniti.

Nonostante queste problematiche, gli indicatori Non-GAAP sono spesso descritti dagli analisti finanziari come grandezze che esprimono meglio la performance aziendale, in quanto consentono di stimare, in maniera più precisa, i flussi di cassa ed il reddito sostenibile.

Risultano poi molto diffusi nella regolamentazione dei rapporti tra aziende e finanziatori attraverso un loro utilizzo all’interno di covenant stipulati tra le parti.

Sono efficaci, poiché offrono informazioni utili e tempestive, volte a tutelare gli interessi dei prestatori di denaro e di conseguenza accrescono l’efficienza delle operazioni di prestiti.

Secondo lo scrivente, al fine di tutelare gli interessi, in primis delle imprese ma anche degli stakeholder e dei finanziatori sarebbe opportuno una forma di regolamentazione degli indicatori alternativi di performance, sia da parte delle autorità di vigilanza dei mercati, sia dei principali standard setter (i quali possono intervenire non solo sulla Non-GAAP disclosure, ma anche sui contenuti dei prospetti di conto economico, stato patrimoniale e rendiconto finanziario).

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