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Presunzione di attribuzione pro-quota degli utili non applicabile al socio uscente

 

Nel caso in esame, l'Agenzia delle Entrate ricorreva dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando il mancato superamento della presunzione di attribuzione degli utili ai soci in proprorzione delle rispettive quote di partecipazione alla società: in particolar modo, il ricorrente, sosteneva che la circostanza per cui il contribuente non fosse più socio al termine dell'anno non fosse rilevante ai fini del superamento della presunzione.

 

Avverso tale motivo di ricorso, la Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20126/2018, rileva che "qualora nel corso di un esercizio sociale di una società di persone si sia verificato il mutamento della composizione della compagine sociale, con il subentro di un socio nella posizione giuridica di un altro, i redditi della società devono essere imputati, ai sensi e per gli effetti dell'art. 5 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, esclusivamente al contribuente che sia socio al momento della approvazione del rendiconto (e, quindi, al socio subentrante) proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili, e non già al socio uscente ed a quello subentrante attraverso una ripartizione in funzione della rispettiva durata del periodo di partecipazione alla società nel corso dell'esercizio".

 

Tale argomentazione, nell'iter motivazionale della Corte, si giustifica per il fatto che, secondo i principi civilistici in tema di ripartizione degli utili nelle società di persone, il diritto agli stessi matura solo con l'approvazione del rendiconto (cfr. C. Cass, sez. trib., n. 19238 del 16/12/2003); detto principio, sottolineano i giudici di legittimità, vale anche nell'ipotesi in cui si tratti di utili extrabilancio, come nel caso di specie.

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